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La Psicologia non è per i matti, ma per tutti e di tutti

La stigmatizzazione nel rivolgersi ad un professionista della salute mentale: da dove viene e come superarla

La stigmatizzazione è un giudizio negativo e declassante (cioè che “abbassa di livello”) emesso da un gruppo verso un suo membro; è una sorta di  forte disprezzo condiviso verso qualcuno.

DA DOVE HA ORIGINE QUESTO ATTEGGIAMENTO?

L’uomo da sempre tende a stigmatizzare determinate categorie di persone, ovvero quelle persone che, per qualche ragione, il gruppo maggioritario non vuole accettare nei suoi ranghi; tra queste troviamo la categoria di chi  viene reputato indegno/inferiore o, semplicemente, diverso, per i motivi più svariati. Chi richiede il servizio di un professionista della mente viene spesso e purtroppo visto proprio in termini simili a questi. Le etichette possono variare da “incapace di risolvere da solo i suoi problemi”, e quindi debole, alla più drammatica ed estrema  “una disgrazia per questa famiglia”, e quindi indegno di farne parte, di essere riconosciuto.

COME SUPERARE IL GIUDIZIO NEGATIVO

Se desideriamo rivolgerci ad uno specialista ma pensieri come quelli riportati ci frenano nel compiere questo passo, allora consideriamo che:

1) chi si rivolge ad uno psicoterapeuta non necessariamente ha un disturbo (non è “matto”, come recita la famosa diagnosi del vicino): ci si può rivolgere ad uno psicoterapeuta per difficoltà estremamente comuni relative ad affrontare eventi o situazioni precise, difficoltà che generano un certo ammontare di  sofferenza; ad esempio, può essere la difficoltà a parlare con un genitore o con la/il compagna/o; il timore delle conseguenze qualora si tentasse di far valere le proprie ragioni in una discussione; la paura della colpa che si può provare nel dover prender decisioni e fare scelte “difficili”, tra alternative in conflitto tra loro; l’eccessivo peso che diamo all’opinione di qualcuno, magari perchè molto vicino a noi; insomma, tutti soffriamo, eppure diremmo che siamo tutti quanti affetti da un disturbo mentale?

2) chi si rivolge ad uno psicoterapeuta non è indegno né debolesiamo tutti, tutti esseri umani fallibili.  Ci troviamo tutti in questa stessa condizione esistenziale. E se pensiamo che avere bisogno di aiuto significhi essere deboli, allora lo siamo tutti, perché a tutti capita di aver bisogno di un aiuto; chiedere aiuto implica diverse capacità, affatto scontate: riconoscere di avere certi limiti, volerli comprendere, volersi in qualche modo mettere in gioco per superarli, investendo tempo, denaro e soprattutto energie e, in questo ambito, sentimenti anche molto intensi. È forse debole il chirurgo che si fa aiutare, durante un intervento, dai propri colleghi o assistenti?

3) e gli altri cosa diranno di chi si rivolge ad uno psicoterapeuta? Innanzitutto non necessariamente accadrà che le altre persone lo verranno a sapere, in quanto lo psicologo è tenuto al segreto professionale. Ad ogni modo, il fatto che ci si preoccupi così tanto di che cosa gli altri potranno dire di noi è significativo, e non ci aiuta a perseguire il nostro, di benessere. Come possiamo stare bene se determiniamo chi siamo in base a ciò che gli altri dicono di noi? Saremmo come banderuole al vento, che si girano in un verso o in un altro a seconda della sua direzione, diretti da ciò che gli altri vorrebbero che noi fossimo o facessimo. Plasmare la nostra identità anche attraverso le relazioni con gli altri è fisiologico, sano e inevitabile; il problema sorge quando queste relazioni, fatte di aspettative, di “reputazione”, prendono il controllo della rotta, e attraverso timori e preoccupazioni ci impediscono di fare qualcosa che desideriamo o, al contrario, ci forzano a fare qualcosa che non vorremmo fare. Quindi, per quanto difficile possa essere, si tratta di fare una scelta, inevitabile, su che cosa viene prima: ciò che qualcuno, di più o meno vicino a noi, può pensare di noi, si aspetta da noi o addirittura esige, per il suo benessere?